Il Carciofo Perduto

Dopo martedì di piadine condivise con pinguini esistenzialisti e ermellini pentiti, un’esperienza riminese davvero incredibile, Germano iniziava a sentire… un leggero prurito sotto la criniera.
Non era allergia.
Era curiosità.
Una sera, mentre sorseggiava acqua di cocco da una ciabatta abbandonata, sentì il cameriere-piccione bisbigliare a un cliente:
“Si dice che, nel Lazio, esista un carciofo prodigioso. Più gustoso della rucola, più tenero di un abbraccio e… senza spine!”
Germano spalancò gli occhi.
Un carciofo perfetto? Senza spine? Nutriente e gentile?
Era come sentire parlare di un unicorno che sa fare la parmigiana.
Così, senza pensarci due volte, indossò la bandana rosa “PACE, AMORE & HUMMUS”, preparò la borraccia di tisana al finocchietto e partì.
Il viaggio fu lungo.
Attraversò la valle del Conad abbandonato, fece l’autostop su un trattore senza ruote e fu ospitato una notte da una capra beat che recitava poesie di Trilussa su basi reggae.
In un’area di sosta spirituale, parlò con un airone vestito da frate che gli disse: “Chi cerca il carciofo perfetto rischia di dimenticare la fame.”
Germano annuì con aria saggia, ma pensava solo al carciofo. E magari, se avanzava, a un hummus di contorno.
Finalmente, dopo giorni di cammino e tre sagre della porchetta evitate con eleganza, arrivò in un campo che sembrava magico: ordinato, profumato, rigoglioso.
E lì lo vide.
Gigante, brillante, verde smeraldo. Un carciofo che pareva scolpito dagli dei. Si avvicinò tremando.
Lo toccò.